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L'amica di mia madre
Era una giornata estiva molto strana: tirava vento e il sole non si decideva a riscaldare la spiaggia. Rientravo a casa, quando sul viottolo ho incontrato la signora Gianna che con un borsone e un telone si dirigeva verso gli ombrelloni abbandonati. Le ho chiesto se potevo aiutarla a portare la borsa, mi ha detto di sì e mi ha ringraziato. Arrivati agli ombrelloni in seconda fila, ci siamo accomodati sotto il suo, ove ho aperto le due sdraio. Intorno non c'era nessuno e l'atmosfera sembrava piuttosto autunnale. “Visto che non c’è nessuno, approfitto per essere un po’ più libera. Ti scandalizzi se mi tolgo il reggiseno?”. “Niente affatto. Se vuoi me ne vado”. “No, no … voglio proprio la tua presenza, così se arriva qualcuno mi avvisi”. Il seno di Gianna, sebbene ultraquarantenne, sembrava quello di una diciottenne. Ben tornito e sodo, non eccessivamente grande. Gianna notò subito un mio certo imbarazzo e cominciò a fissare il gonfiore dei miei pantaloncini. “Ti piace guardarmi?”. “Molto” – replicai. “Se vuoi puoi toccare”. Senza rendermi conto cominciai a palpeggiare e la voglia di baciarlo e succhiarlo era grande. “Ti dispiace riaccompagnarmi a casa? Qui tira troppa aria, potrebbe farmi male”. Raccogliemmo la borsa e il telo e rientrammo. Davanti alla porta Gianna m’invitò ad entrare. Non feci in tempo a poggiare la borsa che la rividi senza reggiseno. “Qui nessuno potrà infastidirci”. Mi prese le due mani e le poggiò sui seni, invitandomi a massaggiarli. Non aspettavo altro. I capezzoli diventarono turgidi ed appuntiti. Li succhiavo e li mordicchiavo. Le mie mani cominciarono a scendere lungo il corpo, fino all’inguine. Infilai due dita dentro il tanga e mi accorsi che la figa era già tutta bagnata. Gianna mi tirò giù i pantaloncini, si abbassò e prese immediatamente il mio cazzo in bocca. Mi ha spompinato per qualche minuto e poi da sola se lo è infilato nella figa che lo ha inghiottito tutto. Ansimava, si dimenava, diceva strane cose incomprensibili; poi cominciò a gridare più forte fino a venire con spasmi di tutto il corpo. A quei sussulti anch’io venni. Rimanemmo a lungo abbracciati e a baciarci. Dopo un po’, prese un tubetto di crema e mi disse: “Sai che devi fare, ora?”. “Ho capito” – replicai. Mi si girò e mi offrì il suo bellissimo culo. Prima lo leccai ben bene, infilando la punta della lingua tra le rugosità dello sfintere e, dopo, lo lubrificai con la crema che Gianna mi aveva dato. “Faccio una telefonata, però tu mettimelo e ascolta quello che dico”. Iniziai delicatamente la penetrazione, mentre Gianna componeva il numero sul cellulare. “Pronto! Amore come stai? Mi manchi. Mi sento sola. Ho bisogno di te, ho voglia di te. Stasera, quando rientri, facciamo l’amore? E me lo metterai pure nel culo? Io già me lo sento. Dai spingi, infilamelo tutto, ancora, di più, spingi, più forte, più giù, così, sì così, che bello, dai, dai, sfondami, fammi venire, spaccami tutta. Inculami, incu … la … mi, in … cu … lami. Amore ti prego non smettere, fottimi, inondami di sperma, vienimi nel culo, spingi ancora. Così, co … sì. Co …sì.” E le sborrai nel buco del culo. Non avevo mai inculato nessuna come quel giorno. Gianna si rigirò, si mise la mano tra le cosce, raccolse un po’ di sperma con le dita e se le leccò. Mi invitò a leccarle la figa. Dopo il suo orgasmo, mi disse: “Quel cornuto di mio marito, a quest’ora sicuramente si starà scopando una puttanella da quattro soldi”. “A proposito, tu quando pagheresti per una scopata come questa?”. Risposi: “Non ho tanti soldi” e scoppiamo a ridere in un abbraccio che mescolò tutti i nostri umori. Gianna era un’amica di mia madre, venuta ad abitare nel periodo estivo, quasi di fronte a noi. In quel periodo ero solo a casa. I miei erano partiti. Per molti giorni ho fatto compagnia a Gianna che si sentiva sola e aveva bisogno di tanta tanta tenerezza.

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