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La ringhiera.
Caro amico, voglio raccontarti quello che è accaduto appena due giorni fa. Tu non crederai a quello che dico, so già quello che penserai, ma è accaduto ciò che non pensavo potesse mai accadere. Voglio darti un indizio. Eva. Ti ricorda qualcosa? Beh, se pensi a sua figlia Caterina, avrai di certo compreso di chi sto parlando. Ti spiego. L'altro giorno, giovedì, ero intento a dirigermi verso il molo. Sai che mi piace passeggiare in lungomare quando apro gli occhi troppo presto. Erano le sette e trenta circa del mattino, ma l'aria era tiepida, come lo sarebbe di certo stata quelche ora più tardi. Camminavo assorto guardando il mare alla mia destra, e la foschia, che nelle prime ore del giorno avvolge tutto, e qualche barca in lontananza era a farmi compagnia. Quanto è pungente l'odore del mare, e quanti auspici recano i gabbiani in volo sulla sua superficie densa come l'olio. Passegiavo quando, d'un tratto, mi accorgo della signora Eva, sul suo balcone. Non ho capito subito di chi si trattasse, perchè era girata di spalle. Ho notato invero la sua carne bianca, coperta da una sottile camicia di notte. Era nera, leggera, una seconda pelle. E corta. Tanto corta. In piedi dritta, arrivava già poco su i glutei, e tu sai che sono grossi e tondi, di quella carne tonica nonostante l'età, ma tenera e tremula come la carne del capretto. La signora Eva, tu lo sai, è una donna di una certa età. Avra poco meno di cinquant'anni. Ma ogni suo movimento è un' esplosione di sensi. Cammina dolcemente ancheggiando, ed il rumore dello zoccolo si ode in lontananza per il silenzio circostante. Camminavo, ed ero quasi sotto il suo balcone, al primo piano. Ho avuto una stretta al cuore, ed il sangue mi ha subito ubriacato la testa. Il mio cuore batteva forte quando si è chinata per innaffiare una delle sue piante verdi e rigogliose. Ero sotto di lei, ed ho visto ogni cosa. I suoi glutei, lucidi ed umidi per il caldo, mi si sono dischiusi. E' stato un attimo. Mi sono fermato ed ho tirato su la testa. Non mi importava dei passanti, se mai ce ne fosse stato uno a guardarmi a quell'ora del mattino. La sua vagina si è mostrata dolcemente,ed un pò più su l'incavo più intimo si è socchiuso mostrando l'ano. Il suo buco diceva tante cose, che tanti erano passati per quella strada. Era nero e largo, più rosa al centro. Ho strizzato gli occhi, perchè era la mamma di Caterina, e mi avrebbe di certo scoperto. Allora ho preso il telefono cellulare, ed ho cominciato a chiamare un numero inesistente, con il cuore impazzito in gola. Ho alzato ancora la testa ed i suoi glutei mi hanno di nuovo sorriso, chiusi questa volta. La signora Eva era di nuovo dritta in piedi, con le caviglie tese per i tacchi degli zoccoli. Faceva finta di nulla, ma credo mi avesse notato. Si è piegata giù in basso, sulle coscie, a gambe unite, ad innaffiare un'altra pianta, e questa volta il culo lo ha aperto per bene. E mi ha sorriso. dal balcone mi ha detto: - Luciano, ciao, cosa fai da queste parti? -. E mi ha sorriso. Io trattenevo la voce in gola, tanto ero sedotto da tutta quella carne nuda. Passavo, faccio un giro, le ho risposto. - Caterina come sta? - le ho chiesto. - Caterina non c'è - mi ha risposto tirandosi su in piedi ed appoggiando il grosso seno sulla ringhiera. E dove è, ho domandato. - E' in montagna con il padre - ha detto ancora. E poi: - Perche non sali su, ti offro un caffè, mica lo hai già preso? -. Il mio cuore sembrava scoppiare. - Va bene, salgo -. La signora si è girata di spalle, si è chinata per prendere l'annaffiatoio mostrando tutto, proprio tutto, ed è entrata. Quando la scossa elettrica ha sbloccato il portone, sono entrato ed il mio cazzo era già duro.Ho pensato, si vestirà, non può aprirmi conciata in quel modo. Sono arrivato al primo piano e la porta era socchiusa. - Permesso - ho detto per annunciarmi. - Entra Luciano sono in cucina. Ho percorso il corridoio scrutando più in fondo, per scorgere qualche riflesso dei vetri, qualche ombra sulle mattonelle. Giunto in cucina, la signora Eva mi aspettava sulla sedia, accanto al tavolo, con una coscia accavallata. Dopo aver incrociato le gambe, si è alzata per salutarmi ed il mio naso era intriso del suo odore, immerso nei suoi capelli. Il suo seno caldo sul mio petto. Era ancora con la sua sottoveste. Dopo avermi salutato è andata verso i fornelli a preparare il caffè, e quella sottile rete nera in cui era avvinta danzava insieme al resto. Mi sono toccato il cazzo. Il mio pantalone era gonfio,e la signora se ne era accorta. Si è girata e mi ha sorriso. Signora, per favore, senza zucchero il caffè. - Eva, chiamami Eva, se no mi fai sentire vecchia -. Ero rosso come un peperone, e sudato come un macchinista di un treno a vapore in agosto.
Non mi sono più controllato. Ho dimenticato mia madre, una sua amica, Caterina, la mia compagna di banco. Eva, ti prego, mi fai un pompino? Così le ho detto. Eva si è girata sorpresa. - Ma cosa dici, Luciano?-. - Come ti permetti? -. Scusa, le ho detto, scusa ancora. Non so cosa mi è successo. Vado, è meglio che vada. La signora Balivo mi ha guardato con dolcezza, in lei era già svanita l'espressione seria di un minuto prima. Si è avvicinata, mi ha tirato su il mento, e mi ha detto: -Prometti di non dirlo a nessuno -. Eva si è seduta, ed ha aperto le sue lunghe gambe fino al pelo. Ha tirato fuori il mio cazzo grondante, ed ha cominciato a succhiare come si faceva con quel gelato, il calippo. La sua testa andava avanti ed indietro dolcemente, ogni tanto la lingua disegnava un cerchio attorno alla cappella color porpora. Ha cominciato a succhiare quest'ultima con maggior intensità. Stavo per sborrarle in faccia, lei se ne è accorta. Si è tirata su, e si è appoggiata al tavolo, a pecora, e mi ha detto, chiavami Luciano, chiavami come ti chiavi mia figlia. Dimmi che sono ancora una troia degna di questo nome. Sei una troia, le ho detto. Adesso ti chiavo, puttana. Glielo messo nella fica calda, le ho preso i fianchi, come fosse stata una vacca, ed ho cominciato a fotterla, con violenza. Ah. si, dai, di più, sono troia, scopami, dai, bravo, scopami. Si, così, bravo, bravo, mettilo dentro, bravo, chiavami, ancora, scopa la fica. Ero sudato come fossi stato tre ore al sole mentre fottevo quella vacca, ma non credevo a quello che stavo facendo. Troia bevi, vengo. Vengo puttana, vengo. La signora Eva si è girata e d abbassata. Sborrami in faccia Luciano.

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