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Roma primi di Luglio '08, stavo andando al lavoro
Scritta da: Monika86 (1)

Come ogni mattina intorno alle 7 e 45 mi trovo sulla banchina della metropolitana che mi porta nella zona del mio ufficio, e come tutte le mattine la banchina in quell’ora di punta è strapiena di persone che aspettano l’arrivo della metro che manco a dirlo ritarda. Quella mattina avevo un po’ osato, indossavo una maglietta scollata sopra dei pantaloni bianchi del tipo di quelli elasticizzati, aderenti e sufficientemente trasparenti da far intravedere lo striminzito perizoma che avevo sotto. Notai alcuni ragazzi intenti ad osservarmi per bene il culo per poi ridere e farsi battute tra loro. Finalmente arriva la metro, insieme all’insopportabile calca di gente cerco di infilarmi dentro tra una strattonata e l’altra per non rimanere fuori e dover aspettare la successiva; entro sfruttando praticamente l’ultimo millimetro di spazio rimasto. Nel frattempo arriva il segnale acustico che anticipa di qualche secondo la chiusura delle porte e, insieme ad esso, il consueto rumore dei passi scalpitanti di persone che arrivano di gran corsa e cercano di infilarsi dentro prima che le porte si chiudano. Io sto mezza fuori e mezza dentro ma il mio problema viene risolto dall’arrivo improvviso di un uomo che mi spinge molto bruscamente da dietro comprimendomi all’inverosimile contro le persone già spiaccicate una addosso all’altra davanti a me. Io sono completamente bloccata, non posso assolutamente muovermi schiacciata come sono tra il nuovo arrivato e le altre persone. La metro inizia lentamente a muoversi e a lasciare la stazione e io, che sono alquanto innervosita dalla situazione, inizio anche a percepire una sensazione della quale però non sono sicura: nel mio essere compressa e schiacciata addosso a quell’uomo avverto un senso di pressione particolare sul culo. Ho come il sospetto che possa essere una mano, che l’uomo possa aver approfittato della confusione e mi abbia piazzato una mano aperta sul culo spingendomi dentro, e che ora si stia godendo ben bene la situazione. Nel frattempo siamo arrivati alla stazione successiva, scendono solo due tre persone e ne risalgono altrettante se non addirittura di più. Praticamente la situazione di essere stipati come un carro bestiame non cambia anzi probabilmente siamo peggio di prima. Ma dopo qualche secondo che la metro riparte qualcosa cambia eccome, ho un sussulto, il cuore mi arriva in gola e per un attimo mi manca il respiro: sento, e ora ne sono sicura, una mano che sta scorrendo sul mio culo molto lentamente. Si sposta lentissima dal centro del culo alla natica destra e altrettanto lentamente scende un po’ in basso. Per qualche istante non la sento più ma poi ricompare piano sulla natica sinistra ci scivola tutta sopra, sento il palmo e sento le dita, si le dita che stringono leggermente e ho un sussulto. La cosa a dir poco strana è che io mi eccito e invece di urlare e cercare in tutti i modi di divincolarmi, abbandono follemente la mia testa all’indietro, con la mano vado a cercare la mano di quell’uomo e, una volta trovata, inizio a carezzarla e ad accompagnarla mentre lavora sul mio culo. A questo punto lui capisce l’incredibile: la ragazza alla quale stava facendo la “mano morta” cercando di toccarle il culo senza fasi scoprire è una che ci stà! E allora la sua mano sulle mie natiche diventa incontenibile, la sento che affonda vogliosa, la sento perlustrare ogni centimetro quadrato del mio culo. Poi me la mette al centro e scende verso il basso cercando di infilare le dita in mezzo alle chiappe. Il perizoma mi tira sulla fica facendomi eccitare da morire, le sue dita si intrufolano in mezzo alle mie chiappe spingendoci dentro il tessuto elasticizzato dei miei fusò. Sento le chiappe divaricarsi leggermente e le sue dita nervose che frugano nel loro mezzo, con la mia mano allora spingo con tutta la forza che ho sopra la sua per far entrare il più possibile dentro le sue dita. Lui scende ancora più sotto andando a cercare con le dita la mia fica, me la massaggia, me la tormenta, mi sta facendo impazzire! Un brivido quasi violento di eccitazione attraversa tutto il mio corpo, un fremito come un onda improvvisa che parte dal basso delle mie cosce mi attraversa velocissimo il ventre e arriva come una piena incontenibile sul petto facendomi inarcare la schiena all’indietro con una brusca contrazione. Sento il cuore che sembra voler sfondare la cassa toracica tanto batte forte, allo stesso modo sento battere le tempie e le vene sul mio collo. Mi accorgo che i miei capezzoli sono dritti come chiodi, esplosi in fuori da quell’onda di eccitazione che ha trovato sfogo sulle mie tette. Non porto il reggiseno e avendo la schiena completamente inarcata all’indietro, vedo che il bordo della mia magliettina scollata fatica non poco a contenere dentro di se le tette. La parte superiore dell’aureola dei capezzoli è uscita fuori e di tanto in tanto anche i turgidissimi capezzoli fanno capolino, a volte quello della tetta destra a volte quello della sinistra a seconda delle mie contrazioni causate dagli affondi della mano dello sconosciuto sulle mie chiappe e sulla mia fica. Ben presto davanti a me un giovane ragazzo si accorge almeno in parte di quello che succede, sgrana gli occhi come due enormi biglie, incredulo osserva lo spettacolo. La vergogna e l’imbarazzo in me durano lo spazio di pochi istanti e poi eccitata come sono tra me e me penso “avanti!” “avanti coglione, infila tutte e due le mani dentro la scollatura della mia maglietta e tira con tutta la forza che hai in modo da strapparmela!” “Poi agguantami le tette e strizzamele! Fammi sentire le unghie, tormentami i capezzoli, afferrali con i denti!”. Per fortuna il tipo davanti a me non era intraprendente come quello dietro altrimenti una denuncia per atti osceni in luogo “super” pubblico non ce l’avrebbe tolta nessuno. A salvarmi arriva una fermata alla quale scendono molte persone e io stravolta, con la testa vuota e incapace di mettere insieme un pensiero di senso compiuto, mi allontano da quell’uomo senza guardarlo mettendomi vicino le porte per scendere alla stazione successiva. A testa bassa faccio passare i minuti che mi separano dalla nuova fermata, la metro inizia a rallentare, entra in stazione e appena le porte si aprono esco svelta da quel vagone. Mi allontano in un primo momento senza voltarmi, confusa e con il cuore in gola mi guardo poi intorno: nessuno mi aveva seguita. Un attimo prima di scendere avevo cercato con lo sguardo quell’uomo. I miei occhi hanno incontrato i suoi, chissà cosa c’era nel mio sguardo, forse il timore, ma assai più probabilmente la segreta speranza che fosse sceso anche lui, che avesse continuato a molestarmi seguendomi con gli occhi fissi sul mio culo. Io spaventata avrei cercato di seminarlo, confusa mi sarei persa nei sotterranei della metro in un sottopasso in disuso e isolato, dove lui, senza esitazioni, sarebbe piombato su di me.

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