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SESSO CON RASTA
"La ragazza con la quale uscivo era una gran bella gnocca e soprattutto non passava innoservata, un po' per come si vestiva valorizzando un culetto alla brasiliana, tondo, sporgente, e con un fianco stretto che saliva arcuato sino alle spalle e con un paio di tettine calde e sempre in mostra grazie a tutte le sue camicette sempre molto scollate.
Il suo sguardo era sempre sorridente e non le era difficile attaccare bottone con uomini e donne, ma nonostante la sua bellezza palese aveva sempre bisogno di conferme e il mezzo che più la gratificava era fare sesso.
Più di qualche volta usavamo la sua macchina per spostarci e più di qualche volta all'interno dell'auto aleggiava un odore di sperma misto a quello del sudore che hanno i neri e lei si giustificava dicendomi che al lavaggio non avevano asciugato bene i tappettini.
Io facevo finta di crederle ma una sera ucito da un bagno di un bar le dissi che dentro al cesso c'era un forte odore di sudore tipico dei neri, questo perchè all'interno del locale c'era una compagnia di stranieri con qualche ragazza nera. Lei mi rispose che lo trovava molto erotico ed eccitante, al che io le chiesi: "Ma tu sei mai stata con un nero?" e lei mi rispose di no.
Questa riposta non fece che aumentare i miei dubbi ma il nostro rapporto era molto libero e non ci vincolava come coppia, spesso però oltre all'odore di sborra faceva ritardi sul lavoro perchè insegnava in due istituti diversi, lontani una decina di chilometri tanto da venire richiamata dal preside sul suo comportamento.
Facendo uno più uno non me la raccontava giusta anche perchè un giorno, quello del richiamo, aveva impiegato più di un' ora e un quarto per dieci km.
Per togliermi dubbi che stavano per rovinare il nostro rapporto un giorno decido di andare a controllare la situazione.Sò che è brutto ma ancora peggio sono certi tarli, comunque arrivo alla scuola dove aveva due ore e dopo in un'ora doveva andare nell'altro istituto.
Camuffato e con un'altra auto al posto della mia solita mi piazzo vicino alle scuola con un piccolo giardino vicino al parcheggio dove vedevo anche la sua auto.
Passati cinque minuti la vedo arrivare a piedi in compagnia di un'altra insegnante, suppongo.
Giunte all'entrata si salutano e lei invece di salire in macchina si dirige verso i giardinetti dove seduto su di una panchina mi accorgo che seduto c'e anche un rasta che come la vede gli sorride e si alza per spostare un borsone blu, di quelli dove tengono tutta la loro mercanzia per fare posto al suo divino culetto. Fisicamente questo rasta ha un fisico da paura e quei tipici capelli che gli arrivano sotto le spalle, lei invece di sedersi sulla panchina si siede sulle sue ginocchia aprendo le gambe verso di lui .La gonna corta si alza e i sandali con un tacco alto fanno prendere una postura al suo corpo che è tutta una curva questo perchè le piante del giardino permettono un'angolo nascosto, tanto da spingere i saluti fatti di sorrisi e parole, che io non odo, a carezze sempre più intime al punto da permettere a lei di allungare le mani sulla patta di lui che con le braccia distese lungo la panchina sluma che la situazione sia tranquilla mentre lei da semplici carezze all'esterno dei pantaloni ora tiene in mano una verga in tiro paragonabile a quella di un cavallo e senza aspettare, prima lo bacia e poi gli ingoia la cappella.
Rassicurata che il suo stallone è in vena gli sussurra qualcosa e ridendo si alza e va' a prendere la macchina.
Io sconvolto e sudato fino alle palle mi preparo a seguirli come difatti avviene. Mantengo una distanza di sicurezza e vedo l'auto imboccare una stradina bianca che conduce verso un complesso in costruzione.
Scendo dalla mia e mi avvicino tagliando per le sterpaglie. Stranamente in giro non si vede nessun operaio ma questo non mi preoocupa.
Cerco l'auto e trovatala vedo che sono scesi e posso sentire anche le loro voci che parlano in inglese. Studio quale possa essere la strada migliore e decido per una scalinata che anche se distante l'istinto mi suggerisce che è quella giusta. Fatte un paio di rampe svolto per un corridoio da dove si sentono venire le voci sempre più forti e da un'angolo sicuro finalmente li vedo.
Lei è appoggiata su di un'altra scala con le mani sui gradini di cemento grezzo e lui da dietro la sta impalando con violenza incitato dalle grida di lei: "Fuck me, fuck me, c'mon until your balls!!!" Dalla figa scende un liquido che le bagna le cosce e che sinceramente eccita anche il sottoscritto. Il rasta le solleva una gamba e aumenta il ritmo facendola infoiare ancora di più, tanto da iniziare a urlare :"SBATTIMELO PIU'FORTE", "SONO UNA TROIA", "FAMMELO ARRIVARE FINO IN GOLA,SBORRAMI IN GOLA", "FOTTIMI,FOTTIMI,FOTTIMI".Lui come una macchina la sta squassando,ad un certo punto la prende per i capelli e girata di fronte dopo due colpi con la sua mano su e giù su quella mazza di ebano innonda di sborra il viso , il collo,il seno di lei come un gaiser." Juanito Vidal

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