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Son puttana e…me ne vanto……Donatella
Scritta da: antonioeffe (1)

Avevo 19 anni e da qualche mese cercavo lavoro quando ho risposto ad una inserzione. Si trattava di uno studio professionale composto da tre soci che aveva bisogno di una segretaria. Fui convocata per il primo colloquio da uno dei tre soci che dopo avermi squadrato a fondo ed avermi chiesto alcune cose in merito ai miei studi, mi disse in modo esplicito e diretto che cercavano una ragazza sveglia, spigliata e possibilmente abbastanza disinibita. Al momento rimasi piuttosto perplessa, comprendevo la loro ricerca di una ragazza sveglia e spigliata, non riuscivo bene ad inquadrare cosa intendessero a livello lavorativo con il termine disinibita. Dopo qualche giorno fui convocata per il secondo colloquio. Ripensai alle loro richieste e decisi che sveglia e spigliata lo ero e riguardo al disinibita non sarebbe certo stato quello il mio problema. Nonostante la mia giovane età ero già ben consapevole di suscitare un forte interesse ed attrazione sessuale nei maschi (sempre più grandi di me) che mi divertivo a stuzzicare sia con il mio abbigliamento molto provocante che con i miei atteggiamenti e modo di truccarmi. Insomma non ero certo una verginella e già da tempo con mio grande piacere mi ero ampiamente guadagnata nella cerchia di amicizie maschili la nomea di ragazza facile ed a dir poco disinibita. Ho la fortuna di avere delle belle gambe ed un bel seno per cui mi presentai da loro indossando una minigonna decisamente corta che quando mi sedevo lasciava del tutto scoperto il bordo delle autoreggenti che indossavo, dei sandali aperti con un alto tacco a spillo ed una camicetta aderente che evidenziava ed esponeva in buona parte il mio seno ai loro sguardi. Se con le parole abbastanza disinibita avevano inteso zoccola, avevo fatto in modo da accontentare le loro aspettative. Dagli sguardi insistenti cui mi sottoposero, ho avuto subito la conferma di aver interpretato correttamente i loro desideri ed alla fine del colloquio, dopo avermi dato l’esplicita approvazione al mio modo provocante di vestire, mi fu comunicato che, se ero disponibile, avrei potuto iniziare il periodo di prova dal mattino seguente.

Avevo trovato il mio primo lavoro. Non sapevo ancora che non avrei più cambiato ed ancora oggi lavoro con loro. Da quel momento iniziai a lavorare. Ovviamente fin dai primi giorni di lavoro, mi presentai vestita in modo provocante rendendomi subito conto che la cosa era molto gradita ai miei datori di lavoro che non solo non facevano alcuna obbiezione, ma mi incoraggiavano ad osare di più nell’abbigliamento. Mi volevano troia? Nessun problema ad accontentarli. Non ero (e non sono) una santarellina e non mi fu difficile accontentarli vestendomi in modo sempre più audace, a volte anche al limite dell’indecenza arrivando anche a non indossare l’intimo. Mi eccitava suscitare desiderio nei miei datori di lavoro, mi sentivo desiderata ed anche molto troia!

Non passò molto tempo prima che le cose andassero oltre. In una delle occasioni in cui non avevo indossato l’intimo, mentre in piedi vicino alla sua scrivania, relazionavo uno dei tre soci in merito ad una offerta sentii la sua mano scivolare sotto la corta gonna che indossavo e mentre mi diceva che si era perfettamente accorto che sotto ero nuda, dandomi della troia, iniziò a masturbarmi! Ovvio che la cosa mi fece sballare. Senza dire nulla, allargai leggermente le gambe per facilitargli il compito e non ci misi molto a raggiungere un intenso orgasmo. Resosi perfettamente conto che avevo goduto del suo tocco, il mio capo ruotò sulla poltrona verso di me e, dopo essersi slacciato i pantaloni esponendo alla mia vista la sua erezione, mi fece inginocchiare in mezzo alle sue gambe e, sempre dandomi della troia, mi disse di prenderglielo in bocca, cosa che feci con estremo piacere finchè, tenendomi ferma la testa, inizio a venirmi abbondantemente in gola facendomi ingoiare il. suo piacere Lo avevo già fatto prima ai vari ragazzi che avevo avuto, ma quella volta fu molto più eccitante e piacevole. Mi sentivo trattata ed usata come una troia! Senza parlare, dopo aver ingoiato il suo seme fino all’ultima goccia, mi ricomposi, uscii dal suo ufficio e ripresi il mio lavoro. Da quella volta mi capitò sempre più spesso di ripetere l’esperienza sia con lui che con i suoi due soci. Tra le mie mansioni era tacitamente entrato a far parte il fatto che loro potessero usarmi a piacimento come sfogo dei loro desideri sessuali e che io li facessi godere di mano, di bocca o facendomi prendere anche analmente piegata sulle loro o sulla mia scrivania. Diventò per me una piacevole consuetudine provocarli ed eccitarli per poi farmi prendere anche più volte al giorno dai tre soci dello studio accogliendo in me il frutto del loro piacere. La cosa non solo non mi dispiaceva, ma lo desideravo, non riuscivo più a farne a meno ed ogni volta provavo degli orgasmi intensissimi. Mi capitò sempre più spesso di farmi possedere in ogni modo da tutti e tre i soci assieme e successivamente anche da alcuni clienti che loro mi avevano detto di intrattenere.

Circa 10 anni fa uno dei tre soci, quello che per primo aveva goduto delle mie grazie, ha iniziato ad uscire qualche sera con me, dimostrandosi sempre molto galante ed interessato a me come donna. Dopo poco tempo mi sono resa conto che mi stavo innamorando di lui. La conseguenza immediata del mio innamoramento è stata la sensazione di forte disagio che iniziai a provare tutte le volte che uno dei suoi soci mi metteva una mano sotto la gonna di fronte a lui o mi convocava nel suo ufficio per godere del mio corpo. Mi sentivo sporca e temevo il suo giudizio, anche se fino ad allora sia lui che i suoi soci mi avevano usata, anche assieme, a loro piacimento. Mi era sempre piaciuto ed avevo goduto intensamente nell’essere il loro oggetto sessuale ed essere usata come una troia, ma ora non riuscivo più a godere della mia trasgressività.

Per mia fortuna questa situazione di disagio non durò a lungo ed una sera, dopo avermi detto che secondo lui ero una splendida donna, che si sentiva molto attratto sia dalla mia natura trasgressiva che dalla mia sfrenatezza sessuale che non gli causava alcun fastidio, mi ha chiesto se volevo andare a vivere con lui, assicurandomi che nulla sarebbe cambiato nelle mie mansioni lavorative e nelle mie abitudini sessuali. Il fatto che in ufficio anche i suoi soci mi sodomizzassero o mi riempissero la gola con il loro sperma era per lui causa di fortissima eccitazione. Grazie a me si era reso conto che desiderava avere al suo fianco una vera troia da monta disponibile a concedersi in ogni momento, una vera ninfomane come ormai avevo scoperto di essere. Fui felicissima ed estremamente sollevata nel sentirmi dire che non solo non provava alcun fastidio quando altri uomini godevano in me, ma la cosa lo eccitava fortemente. La sua proposta mi colse impreparata. Temevo di essere per lui solo un oggetto di piacere, una troia da usare a piacimento, invece anche lui si era innamorato di me. Accettai con grande felicità e da allora vivo con lui. Non ha mai cercato in nessun modo di porre freno alla mia natura ed al mio essere troia, anzi non ha perso occasione per incoraggiarmi nel esserlo di più sia nell’abbigliamento che nei comportamenti fino a dirmi che, se lo desideravo, lui sarebbe stato felicissimo se io avessi avuto con altri uomini rapporti sessuali senza protezione. Trovai la cosa estremamente eccitante e rispondente sia alla mia natura che ai miei desideri. Sapere che mi amava e che mi voleva ancora più troia mi diede un grosso senso di liberazione ed ebbe l’effetto di farmi perdere anche gli ultimi freni inibitori facendo emergere del tutto la mia natura libertina. Oltre alle ancora più frequenti riunioni in ufficio con i suoi soci ed altri partecipanti, iniziammo a dare sfogo alle mie pulsioni da vera ninfomane ed ai suoi desideri anche in altre situazioni, in strada, nei parcheggi, nei privè ed anche a casa nostra facendo in modo che fosse presente sempre un alto numero di maschi pronti a riempirmi dappertutto con il loro piacere. Da quel momento con i suoi soci, con i loro amici e, fuori dal lavoro ed anche con sconosciuti il più delle volte in gruppo, ho iniziato a farmi possedere senza alcuna protezione o precauzione come d’altra parte avevo sempre fatto fino ad allora ma solo oralmente ed analmente.

Circa sei anni fa abbiamo avuto una splendida bambina che ha colmato di gioia la nostra vita. Considerate le mie ormai consolidate abitudini sessuali da lui ampiamente stimolate ed incoraggiate che mi avevano portata ad accoppiarmi sempre più spesso e ripetutamente con molteplici maschi senza protezione alcuna, non ebbi alcuna difficoltà a farlo anche nel periodo fertile precedente alla inevitabile gravidanza conseguente al mio comportamento volutamente libertino. Ovviamente non appena avuta la conferma che ero gravida, la consapevolezza delle modalità del concepimento ci portò immediatamente a nutrire forti e più che legittimi dubbi in merito alla paternità della bimba che portavo in grembo. Il non sapere chi fosse il padre naturale non ci ha causato particolari problemi. Ogni volta che durante la gestazione ne parlavo con lui sottolineando e rimarcando come molto probabilmente non era lui il padre naturale, non solo non mostrava alcun fastidio, ma reagiva sempre alle mie parole con prepotenti erezioni ed una fortissima eccitazione. La sua eccitazione raggiungeva poi livelli impensabili tutte le volte in cui gli facevo presente che, come lui sapeva perfettamente avendo assistito e partecipato anche attivamente ai miei molteplici accoppiamenti, era anche possibile che io fossi stata ingravidata da uno dei due uomini di colore che mi avevano posseduta scaricando liberamente il loro seme caldo e vitale in me. L’idea che io potessi partorire una figlia mulatta lo eccitava oltre ogni dire e se devo essere sincera eccitava molto anche me. Al colmo dell’eccitazione mi rispondeva sempre che per lui sarebbe stato il massimo, la prova provata ed evidente per tutti di quanto fosse troia la sua donna. Ancora oggi mi eccito nel ricordargli con quanti uomini anche contemporaneamente mi sono piacevolmente e ripetutamente accoppiata da vera troia senza protezione alcuna nel periodo fertile come da suo e mio desiderio con la conseguenza di farmi ingravidare e di mettere al mondo una bambina che, anche se di razza caucasica, quasi sicuramente non è figlia sua. Mi basta sottolineare come nostra figlia sia per me che per lui rappresenta la prova vivente di quanto sono zoccola e di quanto mi piace esserlo, così tanto da essermi fatta consapevolmente e quasi sicuramente ingravidare da un altro uomo in sua presenza, per provocargli delle erezioni impressionanti.

Questa è la storia della mia assunzione. Ancora oggi, dopo quasi venti anni, sono l’unica donna in studio e continuo con mio grande piacere ad essere a completa disposizione sessuale sia per i miei capi che per i loro amici che sempre più spesso partecipano alle riunioni appositamente organizzate.

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