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la domestica
Non era difficile trovare una ragazza disponibile ai servizi in casa e anche qualcosa d'altro.
L'inserzione aveva avuto un gran numero di risposte: la decisione quindi era di vederle tutte e scegliere la migliore.
Le feci entrare nel salottino attiguo allo studio e dissi loro di spogliarsi e di tenere solo le mutandine.
Tanto valeva vedere subito chi aveva dei bei seni e scartare le altre.
Feci entrare la prima: piccola e soda, con due tette grandi e morbide che ballavano ad ogni passo. La feci girare: il culetto sembrava niente male. Le dissi di togliersi le mutandine e di allargare le gambe. Non ebbe esitazioni. Sfilò le mutande con gesto deciso e si chinò a raccoglierle, mostrandomi volutamente due chiappe sode. Poi si avvicino' decisa e si piazzo' davanti a gambe larghe. Il pelo della fica era folto e nero e lei lo aprì con le dita, mostrando una linguetta rossa e turgida. Decisi che andava rintuzzata: si sentiva troppo bella e padrona del suo corpo.
La presi per i peli e la tirai verso di me: lanciò un gridolino seccato. Senza darle fiato le ficcai il pollice nella fica, bruscamente e fino in fondo. “qui si fa quello che dico io, chiaro?” non fiatava, annuiva con la testa e la bocca socchiusa. Con la mano libera le presi un capezzolo e glielo strizzai ben bene. “adesso girati, che devo punirti. Ti farò un clisterino, così ti calmi un po'. Ma non preoccuparti, solo un clisterino e qualche frustata sulla fica aperta, così per pisciare avrai qualche problemino e ti ricorderai chi comanda.”
la buttai sul divano e le dissi di mettersi in ginocchio. in ginocchio, con le gambe ben aperte. Le infilai il becco del clistere – a forma di cazzo – direttamente nel buco del culo, senza preoccuparmi che fosse grosso o meno. La sentii gridare e aprii la valvoletta. Il fiotto caldo d'acqua e sapone la inondò come una sborrata. Mossi il becco dentro e fuori, destra sinistra e cominciò a gemere di piacere.
Quando tutto il liquido le fu dentro le inserii una specie di tappo nel buco, per evitare che sporcasse il divano e la feci girare.
Spalanca le gambe – le dissi – e le diedi la prima frustata. Alla quarta era eccitata come una troia: masturbati, adesso. Fammi vedere come vieni porca. Inizio' a menarsi la passera infilando dentro le dita e leccandosele. Mi stavo eccitando. Devo cacare – disse – senza smettere di masturbarsi. Prima vieni, poi ti faccio cacare. Ma mi scappa. Muoviti troia, godi. Le infilai un dito della fica e poi due, e poi tre. Oh si si – si dimenava come una vacca – le frustai le tette, colpendo i capezzoli con cattiveria. Con un urlo venne in un orgasmo violento.
Alzati adesso troia che ti faccio cacare. Prima però fammi vedere a pisciare, apriti la fica e piscia. Ubbidiì e un fiotto di piscio inondo' il tappeto. Tirandola per le tette la portai sul cesso, le tolsi il tappo e la guardai cacare. Quando ebbe finito le dissi di farsi il bidet, e mettiti bene le dita nel culo per pulirti bene. Non se lo fece dire due volte, si infilò le dita nel buco e cominciò a masturbarsi anche l'ano. Era proprio una troia. Venne e gemendo che bello si palpava le tette.
Decisi che era esattamente la domestica che volevo.
Da quel giorno quando si china per pulire i pavimenti la inculo senza aspettare che si bagni.
Ah dimenticavo, è sempre nuda ovviamente, anche quando ci sono gli amici. E tra un piatto e l'altro se la chiavano tutti con le mani e lei gode come una troia.

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